La proposta etica di ALTROCIOCCOLATO

di Emiliano Forconi

Dal 12 al 14 Ottobre si svolgerà a Castiglion del Lago l’undicesima edizione di Altrocioccolato (www.altrocioccolato.it). L’avvicinarsi di questo appuntamento, che anno dopo anno cresce e cerca di crearsi un suo spazio contrapponendosi con la forza dell’etica ad Eurochocolate, offre lo spunto per una serie di riflessioni. Se questo blog tenta, con tenacia, di tenere sempre alta la guardia, perché non è più il tempo di delegare, ma ognuno deve farsi cittadino critico della realtà politica, ambientale, sociale che lo circonda. Con lo stesso spirito questo appuntamento si pone l’obiettivo di alzare il velo sulle contraddizioni dell’economia globalizzata ricordandoci l’importanza di essere consumatori critici e consapevoli di ciò che si compra.

La nostra non è una storia vera che nasce dalla terra e vive con essa, la nostra è una storia fantastica fatta di piatti di plastica che entrano magicamente nelle nostre case e altrettanto magicamente spariscono in un sacco nero. La nostra oramai è una storia fatta di economie virtuali e futures.

L’impronta ecologica (http://it.wikipedia.org/wiki/Impronta_ecologica) è un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Si stima che per garantire agli italiani il loro stile di vita sarebbe necessario un territorio tre volte più grande. Quindi com’è possibile riuscire a sfruttare una terra che non c’è? La risposta va cercata guardando i nostri confini, analizzando cosa entra e cosa esce.

Da dopo il 1500 i Paesi occidentali si sono accaparrati ricchezze e materie prime in un modo semplice e diretto. Gli spagnoli riempivano le navi di oro sudamericano e lo importavano nel vecchio continente, gli inglesi importavano cotone e tè, un getto enorme di ricchezza produceva lavoro e benessere.

Nel corso degli anni questo fenomeno è proseguito incessantemente, ma con la nascita della finanza si è subdolamente nascosto producendo un’economia finta, consumistica e slegata dalla realtà.

Ad esempio, nella Repubblica Dominicana, chi coltiva due ettari di caffè di qualità arabica (la più pregiata), con i valori attuali di mercato, guadagna in un anno circa 145 euro. Il caffè, dopo il petrolio, è la materia prima più commercializzata al mondo e al contadino arriva l’1% del prezzo finale.

La struttura economica mondiale fino all’avvento della globalizzazione era così orientata: la gran parte delle materie prime venivano prodotte a costo zero nel Sud del Mondo da lì venivano trasportate e lavorate in Europa e America mettendo a disposizione di una piccola fetta di popolazione risorse provenienti dall’intero pianeta. I vantaggi di questo modello economico erano evidenti: aziende fiorenti, operai ben pagati, prodotti a basso costo: CRESCITA!

All’interno di questo sistema noi ci siamo convinti, senza porci domande, che fosse normale comprare e buttare. Ci siamo illusi di vivere in un mondo fantastico dove la moda fattura di più dell’agricoltura. Nel bilancio globale è chiaro chi più di tutti ha guadagnato: le multinazionali. Mostri potenti ed immorali guidati dal profitto che hanno deciso di rompere l’incantesimo e di inventare una parola: globalizzazione.

La globalizzazione non significa nulla, essa non riconosce le regole e i confini e ti rende dall’oggi al domani da cittadino del regno a cittadino del mondo. Nel momento in cui si è deciso di togliere i regolamenti noi siamo entrati in competizione con i vecchi coloni. E il nostro futuro è diventato nero, per la prima volta da secoli la nostra economia si è trovata a competere alla pari con quella degli altri Paesi.

Oggi la globalizzazione presenta il conto, ma il cambiamento porta con se una grande opportunità, possiamo subire rimanendo a guardare, oppure evolverci in una società più sostenibile e moralmente sana.

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Una risposta a La proposta etica di ALTROCIOCCOLATO

  1. carlo sacco scrive:

    Tutto questo mi trova molto d’accordo.Però desidererei sottolineare un fatto che non è stato toccato abbastanza nel Post:Quello della pace sociale e del consenso all’establishment. Quanto ha detto Forconi sull’uso delle materie prime letteralmente razziate nei secoli da parte dell’Occidente nel Terzo Mondo,ha prodotto al nostro interno l’industrializzazione, il lavoro,la crescita,quindi il CONSENSO.Da un certo punto di vista la Globalizzazione non è che un aspetto dell’Imperialismo economico-politico nella sua fase recessiva che ci mostra quanto l’imput a produrre beni e servizi collida con la limitatezza di risorse.E’ una gabbia alla quale il sistema puo sfuggire solo ad una condizione:La Guerra !Credo che sia attualissima la frase che qualcuno disse 160 fa:
    ”Il Capitalismo alla fine non fa altro che produrre i propri seppellitori”,ma ancora dalle nostre parti si insiste spargendo a mani basse l’idea che tutto questo sia vecchiume.Ma lo dice chi ha da perdere,facendo organizzare la gente a marciare contro i propri interessi.

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