Un amico mi ha inviato un post e il relativo dibattito sulla scula secondaria a Chiusi apparso sulla pagina facebook “Chiusi Dicapo”. Il post è molto critico sull’Einaudi-Marconi. Ecco alcuni passaggi:
“questa scuola rovina i nostri giovani, non trasmette il giusto rigore, la giusta motivazione”…. “L’ambiente già di per sé è ostile, che tiene i ragazzi sempre sul chi va là, uno studente raramente si sente compreso e appagato”…. “Inoltre, tanti sono stati gli episodi di violenza all’interno di quest’istituto, e l’unico colpevole che so trovare è l’indifferenza. L’indifferenza di chi lo gestisce e chiude gli occhi di fronte all’evidenza, di chi si è ritrovato lì a fare un lavoro che forse detesta, di chi dovrebbe prendersi cura dell’istruzione, della cultura ma anche del carattere ei nostri giovani e invece se ne frega perché tanto lo stipendio a casa arriva lo stesso!”
e molti altri passaggi altrettanto forti.
Non sono d’accordo con l’autore e cercherò di motivarlo. Prima, però, vorrei sottolineare l’interessante dibattito che ne è seguito dove giovani studenti ed ex studenti hanno motivato le loro posizioni a favore o contro le opinioni espresse nel post.
Penso che a prescindere dall’essere più o meno d’accordo, è importante che quel dibattito non si fermi.
Conosco la scuola perché per tre anni l’ha frequentata mio figlio Emilio. Nel giro che facemmo dopo la terza media in diverse scuole fu fermo e deciso nello scegliere il professionale meccanici perché rimase affascinato dal tornio a controllo numerico che “magicamente” costruiva oggetti con un comando dal computer. Poi Emilio ha maturato interesse per l’informatica. Dopo la qualifica del triennale si trasferì al tecnico di Arezzo dove si è diplomato. Ora lavora presso un’impresa informatica innovativa di Orvieto che opera in diverse parti del mondo.
Al professionale sono stato rappresentante di classe dei genitori e ancora ricordo i conflitti con la preside di allora. Forse li ricorda anche lei. Nonostante i problemi e le litigate ho un bel ricordo di quel periodo che mi permise di scoprire un mondo che non conoscevo. Insieme ai cosiddetti “casinisti” ho conosciuto ragazzi appassionati non tanto dello studio in sé quanto piuttosto delle materie pratiche. Se è vero che le classi non erano così tranquille come in un liceo classico del centro di Roma, in officina la concentrazione era al massimo. Allora ho veramente capito come le intelligenze sono di tanti tipi e dovrebbero essere tutte valorizzate.
Sono ritornato al Marconi quest’anno in occasione del corso CISCO. Ho trovato una classe del quinto anno del professionale con studenti di buon livello. Metà della classe era formata da ragazzi rumeni. Evidentemente in altri paesi frequentare un professionale non vuol dire frequentare una scuola di serie B. Questo aiutava molto anche gli studenti italiani a considerare in maniera diversa il valore della loro scuola. Ho conosciuto docenti di valore, magari con alle spalle un dottorato e pubblicazioni in riviste internazionali.
Allora da cosa dipende questa poca considerazione delle scuole tecniche e professionali nella consderazione generale?
Purtroppo, invece, chi ha molto sviluppato un’intelligenza pratica alle scuole medie non trova il modo di esprimersi adeguatamente. L’autostima cala e quando arriva al professionale è al minimo. Così si consolida anche fra gli stessi studenti che si tratta di scuole dove vanno quelli che non sono ben scolarizzati e vanno peggio. Oggi bisognerebbe dire invece che quelle sono fra le scuole importanti del prossimo futuro. Non mi stanco di dire che lo sviluppo della Germania (dove i laureati sono in numero minore che in Italia) è basata sulle sue scuole tecniche e professionali. Certo qui da noi soffriamo di alcuni vizi che debbono essere corretti. C’è per esempio il problema (molto diffuso anche all’università) che i docenti facciano libera professione. Spesso questo si risolve in un danno. Non si comprende anche l’importanza dei laboratori. Come giudicare altrimenti l’aver destinato i locali della Villetta ad altri usi? C’è poi da dire che il calo delle iscrizioni a quelli che erano ragioneria e geometri dipende molto dalla crisi che questi due indirizzi stanno soffrendo anche a livello nazionale.
Ma la faccio troppo lunga. Spero che anche qui si possa aprire un dibattito.
Condivido le considerazioni espresse dai professori Meale, Vetere e Giulietti. Ad Andtrea Meale che è da poco vicepreside (congratulazioni!!), conoscendo le sue capacità di comunicazioje con i giovani, mi sento di fare una domanda. Sarebbe possibikle andare per pochi minuti nellla prima del Marconi e fare un chiaro discorsetto? Ecco i punti:
1) Se siete venuti qui per fare casino avete sbagliato indirizzo. Qui si fanno cose importanti e i sabotatori non sono ammessi. Alla fine di questo anno non sarà necessario ritornare perché non è più scuola dell’obbligo.
2) Se alla scuola media avete conseguito un miserio “sufficiente” non vi dovete preoccupare. Se avete studiato poco sapete come rimediare. Può anche essere che alle medie non siete riusciti ad esprimere le vostre cpacità pratiche. Questa scuola è attrezzata per questo. Questo non vuol dire che non dovete saper scrivere in italiano perché una relazione sui vostri lavori dovete essere in grado di scriverla. E la matematica vi servirà perché è un linguaggio per comunicare progetti e tecnologia ad alti livelli. E così materia per materia. Ma soltanto nelle scuole professionali e tecniche sarete in grado di esprimere le vostre capacità pratiche.
3) Se avete idee non abbiate paura di esprimerle. Potete venire da me come da qualsiasi professore che ritenete possa aiutarvi.
Premetto che non ho accesso a Facebook per mia scelta e che quindi non ho visualizzato l’articolo a cui si fa riferimento,ma credo che” rimbalzare sul muro di gomma”non sia già di per se stessa una cosa bella per nessuno,nemmeno per il docente che magari si senta ingiustamente accusato di non aver fatto il proprio dovere.La scuola è uno spaccato della società ed è innegabile che la sua funzione educativa risenta di tutte le problematiche che hanno i giovani sia nella scuola,sia fuori,sia a casa.Il corpo docente non può cavarsela col dire ”se coloro che criticano da fuori fossero in classe…”..In certe nazioni,ma in italia è impensabile,esiste anche l’autocritica come mezzo di insegnamento educativo,anche nelle scuole,per tutti.In Italia una cosa del genere sarebbe impensabile e spesso le famiglie sarebbero le prime ad opporsi,proprio per la concezione personalistica ed individualistica propria della stessa famiglia,spesso sinonimo di depauperamento valoriale e non di arricchimento.Il beneamato maestro Scattoni-ma era alle elementari ben inteso-qualche”nocchino”sulla testa usava darlo quando uno scantonava e nessuno studente veniva nè ferito ne era messo alla gogna.Oggi a scatenarsi sarebbero i genitori per primi.E’ anche con il perchè di questo fatto che credo che gli educatori si debbano misurare.
Non so a quando risalga l’esperienza scolastica del signor/a “X” presso l’Einaudi di Chiusi, probabilmente avrà avuto la sfortuna di capitare in una situazione particolarmente “sfavorevole” (compagni, docenti, dirigente), nella scuola, in tutte le scuole, può verificarsi. Ogni primo settembre, quando più, quando meno, si assiste ad una “migrazione quasi biblica” di precari, ma anche di altri docenti che si spostano da una sede all’altra, ultimamente anche per i dirigenti è stata la stessa cosa.
Sul fatto che alcuni professori siano in età da pensione, non posso non dargli ragione io sono tra questi, se mi fosse consentito ci andrei sicuramente all’istante, invece mi sto rassegnando alla possibilità di non poterci neppure arrivare (adesso, pare debba aspettare quasi sino a 70 anni!?), MA QUESTO NON MI FA CERTO PASSARE LE GIORNATE NELL’INDIFFERENZA VERSO I “MIEI RAGAZZI” DEL MARCONI, TUTT’ALTRO!
Generalizzare con tanta superficialità, risolvere la scuola con solo negatività, pur confidando nelle buone intenzioni che lo hanno spinto a scrivere il post su Facebook, mi pare solo una conferma del fatto che “fa più uno a distruggere che cento a costruire”. Il sig. “X”, con chi gli ha dato ragione, ad occhi aperti , ma a vedere solo una minima parte di verità, appaiono proprio quell’uno che gioca a distruggere!
non penso di aver bisogno di presentazioni. Ringrazio infinitamente Paolo per la considerazione, la stima e la fiducia che ci riserva e che esprime non per piaggeria ma per esperienza diretta. Sono stato studente in questa scuola, uscito dalla prima classe di geometri nel lontano ’92, mi sono poi laureato in ingegneria meccanica e sono tornato come insegnante nel 2002 e mi addolora tanto la mancanza di rispetto e di stima per la MIA scuola; l’unica risposta al qualunquismo e alla cattiveria becera e ignorante che ho avuto modo di leggere nelle righe di chiusidicapo e dei suoi followers penso sia continuare a lavorare con perseveranza pur tra le mille difficoltà nelle quali si dibatte la scuola italiana. Un saluto a tutti e grazie per lo spazio.
Penso che la scuola abbia perso il suo valore non per come svolgiamo il nostro lavoro ( tutti cerchiamo di farlo al meglio) ma per come gli studenti sentono parlare a casa della nostra presunta mediocrità!!! se chi non ci appoggia venisse con noi in classe, saprebbe come seriamente svolgiamo il nostro lavoro, nonostante i muri di gomma contro cui, alcune volte, fortunatamente, rimbalziamo!!!
Gentile professoressa Dealto sono d’accordo con lei. Per me è una gratificazione impagabile la visita o i messaggi di ex studenti dopo anni dalla laurea. Forse qualcosa abbiamo lasciato. A proposito vorrei comunicare che Massimo Zanelli, un ex studente comune, diplomato geometra a Chiusi e laureato in architettura alla Sapienza, ha ottenuto una menzione d’onore in un importante concorso internazionale (http://ordine.architettiroma.it/notizie/15898.aspx)
Anche queste sono belle soddisfazioni.
Rimane però il problema irrisolto di fare di questa scuola un’istituzione sentita come propria dalla città e dal territorio. Su questo dovremmo dibattere e agire.
Sono un’insegnante da 24 anni del corso Geometri. Voglio solo testimoniare la mia esperienza positiva. Gli ex studenti che, con piacere, incontro mi ringraziano tutti ed hanno un buon ricordo del corpo docente. Dicono che sono stati trattati per la prima volta come “persone”. Non è facile oggi rapportarsi con gli adolescenti, ma con le mie imperfezioni, penso di aver fatto il possibile e l’affetto è un sentimento che gli alunni intercettano..