Una vecchia lettera ai dirigenti del PD di Chiusi. Mi sbagliavo?

di Paolo Scattoni

La vicenda delle dimissioni di Bettollini stile “così è se mi pare” segna il punto più basso della politica locale degli ultimi anni. Non so a quanti possa interessare quale sia la mia posizione sul PD di Chiusi. So che la cosa interessa pochi e mi scuso con tutti gli altri.

Rendo pubblica integralmente (compresi i refusi) una mia lettera del 8 maggio 2018 (quasi due anni è mezzo fa!!!) ai dirigenti del PD. L’ho riletta oggi alla luce delle ultime ridicole vicende delle dimissioni- non dimissioni di Bettollini dal PD e non ho trovato niente da aggiungere.

Scrivo al segretario del mio circolo di Chiusi Scalo e al segretario dell’Unione comunale di Chiusi.  Invio per conoscenza anche al segretario provinciale, magari soltanto per sapere come si muovono le diverse realtà vicino a noi e se possiamo trovare esempi utili alla nostra azione.

La finalità di questa mia breve nota è dunque quella di esprimere la mia modestissima opinione, da semplice tesserato, su come dovremmo lanciare l’iniziativa politica. Sino ad ora le iniziative si sono quasi escusivamente appiattite sull’azione dell’amministrazione comunale. A me pare che si sia dimenticato che anche nella prima repubblica i partiti, a cominiciare dal PCI, hanno evitato questa meccanica identificazione. Personalmente ho fortissime riserve sull’azione dei nostri amministratori locali e forse non sono il solo.

Per rilanciare l’iniziativa politica che marchi la serietà della nostra proposta ritengo sia necessario una fase preliminare, direi prepartitica, di confronto culturale. Il confronto lo intendo aperto, in un’arena in cui tutti, forze politiche, associazioni, realtà di impegno civile che pure esistono nel nostro contesto locale. Dovrebbe essere un confronto in cui tutti si sentano a casa propria, compresi i tanti che in passato hanno lavorato per il PD con un impegno didinteressato e che poi si sono allontanati dall’impegno politico. Il confronto dovrebbe rigurdare temi che troppo spesso vengono rimossi e che interessano tutti in maniera trasversale e rispondere a domande come: siamo soddisfatt della nostra scuola? esiste criminalità organizzata anche qui da noi? qual’è la situazione ambientale qui da noi? e così via.

Soltanto dopo la dimensione culturale potremo affrontare la situazione del nostro partito e la costruzione di linee di politica locale. Ritengo che ci siano ampi spazi per una forza che rivendichi una linea di sinistra. Prima di tutto la forza del confronto. La tradizione delle forze politiche e delle realtà che hanno contribuito alla fondazione del partito questo elemento lo avevano nel loro DNA. Purtroppo lazione del PD degli ultimi anni, anche a livello locale, ha mostrato un’altra faccia. Dopo una campagna elettorale continua che è durata quasi due anni (rottamazione, gufi, proifessoroni ve li ricordate?) il referendum ha dato risultati diversi. Ha avuto senso non aver aperto una riflessione seria su quei risultati? Una seconda area problematica riguarda l’emarginazione dei nostri territori. È la tematica delle cosiddette “aree interne” sviluppata da Fabrizio Barca che ci dovrebbe interessare anche in relazione della nostra stazione, l’accesso ad attrezzature e servizi, compresi quelli della formazione. Un terzo ambito è quello dell’impresa e del suo evidente declino qui da noi. C’è poi il crescente e drammatico disagio di molte realtà sociali che è assai evidente per chi soltanto sfiora l’attività dei molti che si impegnano su queste realtà. Si potrebbe continuare a lungo.

Per quanto mi riguarda credo che un impegno nel partito abbia senso se il partito vorrà darsi una strategia chiara dove abbia spazo il contributo di tutti lontana da propaganda e retorica.

Coridali saluti.

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3 risposte a Una vecchia lettera ai dirigenti del PD di Chiusi. Mi sbagliavo?

  1. enzo sorbera scrive:

    E’ un’analisi di una parte di quanto sarebbe da fare e di quanto ritardo, invece, tra vesti stracciate di lesa maestà o di “caccia al gufo”, è stato accumulato. La progressiva marginalizzazione dei nostri territori, la difficoltà della piccola e piccolissima bottega e altri guai cui si è cercato di rispondere con un elettroshock fatto di turismo (da noi quasi inesistente) che, altrove (Venezia, Roma, Firenze, Milano, Padova, ecc.) si è rivelato pura e semplice rapina senza ricadute sul tessuto sociale su cui ha impattato. Qualcosa è cambiato – almeno sembra – in questi due anni. Lo sforzo di una segreteria che prova a invertire la rotta è evidente e va seguito con attenzione (e magari aiutato con partecipazione). Purtroppo, però, vedo ancora una fase di volontarismo etico: mancano coordinate politiche e di prospettiva su medio periodo che vanno conquistate con il confronto e il dibattito. Avviare il dialogo e porre i temi sul tavolo è la cosa più urgente: le difficoltà e i problemi che verranno sollevati non dovranno essere “inventariati” ma dovranno fornire l’alimento al progetto di governo dei prossimi dieci anni. In questo contesto, quindi, la questione del sindaco è un problema tra gli altri e forse nemmeno il più importante.

  2. pscattoni scrive:

    x Luca Scaramelli. Anche il non decidere è una decisione, in questo caso particolarmente negativa.

  3. Luca Scaramelli scrive:

    Il confronto più ampio possibile, allargato a più soggetti possibile sarebbe la più logica delle strade da percorrere, purtroppo questa strada sarà chiusa finché saremo prigionieri di personalismi e di paure a fare un passo oltre.

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